Genova, ore 8:30 del mattino. Lungo le direttrici che portano al centro, piccoli eserciti di giovani alpini, con penne nere appuntate su cappelli troppo nuovi per aver visto la polvere delle caserme, stringono già bottiglie di birra, alcuni barcollano, sghignazzano, balbettano. Per loro, l’Adunata non è un ricordo, non è una celebrazione della memoria è una zona franca dove il decoro cede il passo al fragore e la memoria della naja si annega in un’euforia liquida. Qui la tradizione subisce una mutazione genetica. Svanito il dovere della leva, resta il “folclore di ritorno”: un carnevale autorizzato che muove capitali, riempie i registratori di cassa e svuota il senso del rito. È l’Adunata del business e dello sballo, dove l’appartenenza si compra con un badge e si misura in litri consumati prima del caffè.
Ma poi, in questo oceano di confusione logistica e acustica, accade l’incontro che ristabilisce le proporzioni. È un Alpino di circa settant’anni. Viene da Parma. Non urla, non barcolla. Il suo cappello ha la forma di chi l’ha portato davvero, con la dignità di chi sa che quella penna non è un travestimento, ma una responsabilità. È distinto, sobrio, di una gentilezza antica che pare quasi anacronistica tra le grida dei “commilitoni per un giorno”. In lui, la Sezione non è solo una sigla burocratica, ma un codice civile di comportamento. Mi chiede indicazioni per piazza De ferrari, è educato, quasi timido, cavalleresco. Io gli rispondo sorridendo e gli auguro buona giornata.
Ecco la dicotomia di Genova oggi: da una parte la vocazione all’eccesso di chi alpino lo è “per modo di dire”, nutrendo un’industria del divertimento che ha bisogno di folle ubbidienti al consumo; dall’altra, la resistenza silenziosa di chi alpino lo è nel tratto, nella parola misurata e nel rispetto di una città che lo ospita. Due mondi che sfilano sugli stessi marciapiedi, ma che non si incontrano mai. Uno beve per dimenticare la noia, l’altro resta sobrio per non dimenticare la storia e ci ricorda che la cultura, in fondo, è solo un esercizio di distinzione.

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