Il 2025 ha segnato un traguardo fondamentale per la memoria culturale della nostra regione: il centenario della nascita di mio padre, Antonino Ronco (Piacenza 4 gennaio 2025 – Genova 16 maggio 2019). Attraverso due convegni densi di significato, abbiamo cercato di restituire la complessità di una figura che è stata, citando i titoli delle testate locali, un vero “archeologo della memoria” per la Liguria.

Balestrino, 26 luglio: Le radici e il colore
Il primo omaggio si è tenuto a Balestrino, luogo a cui mio padre era profondamente legato e che già nel 2018 gli aveva conferito la cittadinanza onoraria per il lustro dato al paese con le sue opere.
Balestrino non è stata solo un luogo di villeggiatura, ma il vero “officium” creativo di mio padre, il baricentro affettivo dove la storia incontrava il paesaggio.
Se Genova è stata il palcoscenico della sua attività pubblica, la casa di famiglia a Balestrino è stata il cuore pulsante della sua produzione intellettuale. Non un semplice buen retiro, ma un vero laboratorio creativo. È tra quelle mura, affacciate su un borgo che sembra sospeso nel tempo, che mio padre ritrovava la concentrazione necessaria per far dialogare i documenti d’archivio con la viva voce del territorio.

Molti dei suoi libri e dei suoi acquerelli sono nati proprio lì, nel silenzio interrotto solo dai suoni della natura ligure. Durante il convegno di luglio, è emerso chiaramente come quella casa fosse diventata negli anni un punto di riferimento per coloro che cercavano documenti e testimonianze: un luogo dove la storia non era materia fredda, ma qualcosa di quotidiano, tramandato con la cura che si deve a un’eredità di famiglia. Per lui, Balestrino non era solo un oggetto di studio, ma il luogo dell’anima dove la “piccola storia” locale si ricongiungeva alla “grande storia” delle nazioni.

Il convegno, dal titolo “Antonino Ronco: Giornalista, Storico, Pittore per diletto”, organizzato nella Sala Consiliare del Comune di Balestrino, ha rivelato anche un aspetto meno noto al grande pubblico ma fondamentale per la sua anima: la passione per la pittura. In quell’occasione, è stata allestita una mostra dei suoi acquerelli, opere che, come i suoi scritti, testimoniano una sensibilità rara nel cogliere l’essenza del paesaggio ligure. Gli articoli pubblicati in quei giorni hanno sottolineato come la sua attività di saggista e quella di pittore fossero due facce della stessa medaglia: un instancabile desiderio di raccontare la bellezza e la storia del territorio.

Genova, 9 ottobre: Il rigore della ricerca e la voce della cronaca
Il secondo appuntamento, ospitato nel cuore di Genova, ha celebrato la sua dimensione istituzionale e accademica. In questa occasione, il focus è stato il Ronco “storico e giornalista”.
Gli interventi hanno ripercorso la sua straordinaria capacità di conciliare la velocità della cronaca giornalistica con la profondità della ricerca archivistica. È emerso il ritratto di un uomo che ha saputo rendere accessibili al grande pubblico temi complessi come la storia della Liguria durante le guerre napoleoniche, trasformando documenti polverosi in narrazioni avvincenti. I relatori hanno ricordato come il suo lavoro su Genova e il suo entroterra rimanga oggi una bussola imprescindibile per chiunque voglia comprendere l’identità ligure.

Un’eredità viva
Dagli articoli e dai discorsi di questi due convegni, una parte dei quali sono stati anche pubblicati nella rivista Xenia, emerge un’immagine nitida: Antonino Ronco non è stato solo uno studioso, ma un testimone attivo. La sua eredità non è chiusa in uno scaffale, ma vive nel metodo con cui ci ha insegnato a guardare ai piccoli dettagli delle nostre comunità per capire i grandi movimenti della storia.
Lascia un commento