Audemars Février: il volto musicale del giallo storico italiano

Audemars Février protagonista (al momento) di cinque miei romanzi gialli, non è il classico investigatore d’azione; è una figura complessa che ho provato a costruire con la precisione di uno spartito musicale ed è un personaggio che incarna l’eleganza e l’inquietudine degli anni ’20. Se dovessi trovare un attore che, in tutta la storia del cinema…

Audemars Février protagonista (al momento) di cinque miei romanzi gialli, non è il classico investigatore d’azione; è una figura complessa che ho provato a costruire con la precisione di uno spartito musicale ed è un personaggio che incarna l’eleganza e l’inquietudine degli anni ’20. Se dovessi trovare un attore che, in tutta la storia del cinema avrebbe potuto interpretarlo in modo eccelso, avrei scelto Leslie Howard, protagonista di capolavori come Via col Vento, La Primula Rossa, Pigmalione, Giulietta e Romeo.

Février è un pianista di fama internazionale, un virtuoso dello strumento. Questa sua natura artistica non è solo un “mestiere”, ma il filtro attraverso cui vede il mondo: la sua capacità di ascoltare e interpretare la musica si riflette nella sua abilità di cogliere sfumature nel comportamento umano che ad altri sfuggono. D’altro canto, non è un eroe d’acciaio. Soffre di momenti di malinconia e riflessione profonda, che lo rendono un personaggio molto umano e meno “macchietta” rispetto ad altri investigatori seriali.

A differenza di Sherlock Holmes (basato sulla pura logica) o di Hercule Poirot (metodico e ordinato), Février indaga per intuizione e psicologia, cercando di comprendere il “suono” dell’anima delle persone coinvolte nei delitti e risolvendo i casi attraverso l’osservazione e l’ascolto. Potremmo definirlo, dal punto di vista storico e sociologico, l’Esteta degli Anni Ruggenti: si muove tra hotel di lusso, teatri prestigiosi e ville storiche. Il suo abbigliamento e i suoi modi sono quelli di un gentleman d’altri tempi. Inoltre, essendo un artista in tournée, Février è un cittadino del mondo. Questo mi permette di ambientare le storie in scenari sempre diversi (Parigi, Madrid, Firenze), mantenendo però costante il legame con le sue radici francesi (il borgo di Blessy).

Cosa trasmette al lettore? Le avventure di Février regalano sensazioni che vanno oltre il semplice “chi è stato?”: trasmettono il fascino di un’epoca di transizione, sospesa tra il trauma della Prima Guerra Mondiale e l’effimera gioia dei “folli anni Venti”. E poi, Février si interroga spesso sul senso della giustizia e della pietà. Non è un giustiziere implacabile, ma un uomo che cerca di capire le ragioni profonde che spingono un essere umano al male.

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