L’altra cultura. Voci di donne tra impegno e valore

Maria Grazia Tirasso: una, nessuna e centomila voci Se pensate che la vostra agenda sia fitta, non avete mai sbirciato il CV di Maria Grazia Tirasso. Nata a Genova sotto il segno del Cancro (5 luglio 1959), Maria Grazia sembra aver preso alla lettera il concetto di “poliedricità”, trasformandolo in una missione di vita che va…

Maria Grazia Tirasso: una, nessuna e centomila voci

Se pensate che la vostra agenda sia fitta, non avete mai sbirciato il CV di Maria Grazia Tirasso. Nata a Genova sotto il segno del Cancro (5 luglio 1959), Maria Grazia sembra aver preso alla lettera il concetto di “poliedricità”, trasformandolo in una missione di vita che va dalla laurea in Lettere nel 1986 ai laboratori di radiodramma del 2025.

fbtmdn

La sua formazione è un viaggio fatto di tante soste, tutte molto interessanti: ha iniziato a farsi le ossa al Teatro Garage negli anni ’80 (dove oggi, per chiudere il cerchio, dirige la didattica), è passata per la prestigiosa Paolo Grassi di Milano e ha persino esplorato il canto armonico nel 2011.

D. Cosa vuol dire, per te, fare teatro nel 2026?

R. Io penso che il Teatro sia un linguaggio capace di superare luoghi e tempi, quindi lo ritengo ancora attuale e ricco di possibilità  Non mi piacciono le levate di scudi tipo “è colpa della Tv o dei videogames o di chissà che”. C’è spazio per tutti, ma oggi lo spazio bisogna imparare a conquistarselo con la qualità delle proposte. Oggi tante sono le  contaminazioni con altro: la divulgazione scientifica, la psicoanalisi, l’intrattenimento  giornalistico ecc. e va bene anche questo! Ma non lo chiamerei teatro. 

D. come sono cambiati (se sono cambiati) i gusti del pubblico?

R. Come ho già detto non mi piace attribuire responsabilità, piuttosto cerco di analizzare, perché cambiamenti ce ne sono stati negli ultimi 20 anni e grandi. Sicuramente l’abitudine ai social e a certo spettacolo televisivo hanno creato insofferenza rispetto ai tempi, soprattutto. Infatti  è sempre più difficile mantenere l’attenzione su uno spettacolo per più di un’ora, che solo pochi anni fa sembrava addirittura poco. Lo spettacolo si è contaminato con altre forme non prettamente teatrali, ma è abbastanza normale, i costumi cambiano, la società cambia. Del resto Paolo Grassi – che ha creato assieme a Strehler il primo teatro pubblico – già nel secondo dopoguerra , diceva che non esiste IL pubblico, ma I pubblici, e trovo che non sia pensabile parlare a tutti, ma scegliere il proprio pubblico. il Teatro non è una forma d’arte “di massa”

D. Quali sono i problemi principali del teatro contemporaneo?

R. In parte credo di aver già risposto prima… precisando, non mi piace parlare di problemi ma di bisogni. C’è bisogno di attenzione e apertura mentale. Non sempre vedo apertura da parte di chi opera nel teatro: autori, attori, registi ecc potrebbero capire e attivarsi  non certo per assecondare un gusto becero, ma con la volontà di parlare davvero alla gente; gli spettatori, d’altro canto, dovrebbero recuperare un po’ di fiducia e di curiosità che mi sembrano scemate rispetto a 20 o 30 anni fa. Resta poi il problema economico che tocca i teatri minori. Si dice spesso che i teatranti si lamentano sempre, ma credo che molti non sappiano bene quante persone, quante professionalità girano attorno a questo mondo e quanti costi reali ci siano nel produrre uno spettacolo o gestire uno spazio teatrale.

Tra un corso di public speaking e un laboratorio Maria Grazia ha trovato il tempo di dirigere spettacoli dai titoli evocativi come “Anime in vendita” (musiche di Francesco Nardi) o il delizioso “Il gatto in tasca”. Come autrice, ha scritto di tutto: dalle fiabe per il Festival di Rocchetta Nervina alle pièces noir, fino al testo specialistico Metterci la voce. Manuale di lettura espressiva efficace.

D. Quale dei tanti “ruoli” che hai rivestito nel mondo del teatro e dello
speaking senti più vicino alla tua natura?

R. La regia e l’insegnamento teatrale, che sono un po’ due facce della stessa medaglia. Si tratta di tirare fuori, oso dire maieuticamente,  da attori e allievi attori le capacità espressive e creative che posseggono già, direzionando e correggendo, ma soprattutto accompagnando e sperimentando assieme. Il lavoro del teatro è un percorso di crescita, complesso ma affascinante e arricchente perché si cresce insieme anche come persone.

Maria Grazia Tirasso è la dimostrazione vivente che si può essere contemporaneamente una rigorosa accademica, una regista d’avanguardia e una counselor che ti aiuta a trovare il tuo “personaggio”.

Il suo segreto? Probabilmente quello di aver capito che il mondo è un gran teatro, ma se non hai il giusto appoggio diaframmatico, nessuno ti sente in ultima fila.

cof

Lascia un commento