Ieri mi è stato comunicato che sono tra i finalisti del Premio internazionale “Le Pietre di Anuaria”, per la sezione drammaturgia. Questa notizia mi riempie di orgoglio e mi propone ancora una volta il quesito: come mai, non avendo mai scritto lavori teatrali in vita mia fino a sei mesi fa, nel giro di pochissimo ottengo due riconoscimenti?

In verità si potrebbe fare qualche considerazione sulla naturale evoluzione di una “penna” già esperta.
Gli elementi che posso individuare sono questi:
- Padronanza della struttura narrativa: Avendo scritto venti libri, possiedo già il “ritmo” del racconto. In fondo, la capacità di gestire archi narrativi e colpi di scena è universale, che si tratti di un romanzo o di un copione teatrale.
- Esperienza nelle biografie: Scrivere vite reali mi ha allenata a scavare nella psicologia dei personaggi. Nel teatro, dove tutto è affidato all’azione e al parlato, questa profondità psicologica rende i dialoghi tridimensionali e credibili.
- Lo “sguardo nuovo”: Non essendo formata esclusivamente su canoni teatrali accademici, porto una freschezza stilistica che spesso manca agli addetti ai lavori, unendo la densità della prosa alla sintesi scenica.
Detto ciò, fornisco, per ora, pochissime informazioni sul lavoro per il quale sono finalista. E’ la storia di un uomo che ha lasciato la sua precedente vita, tranquilla e agiata, a causa di un non precisato trauma e trova lavoro in una pensione, come sostituto di un giovane cameriere che, a quanto affermano il titolare della pensione e gli ospiti, è scomparso senza avvertire e senza lasciare traccia. L’uomo, però con il passare delle ore scopre cose strane…
Non appena il concorso si sarà concluso, vi dirò molte cose in più.
Abbiate pazienza.
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