Parliamo di “Personne morale” di Justine Augier
Fare letteratura come atto morale significa rifiutare l’idea che la scrittura sia sempre e soltanto un semplice esercizio estetico o di intrattenimento, per trasformarla in uno strumento di responsabilità civile e testimonianza attiva.
Esiste un tempo per l’evasione, per quel piacere puro e quasi infantile di perdersi tra le pagine di una storia che ha come unico fine il divertimento o la sospensione della realtà. Da scrittrice, difendo strenuamente quel tipo di letteratura: il diritto al gioco e alla bellezza è sacro. Eppure, credo fermamente che esista un altro ruolo, speculare e necessario, per chi scrive: quello di dare conto.
Ci sono fenomeni storici e sociali — zone d’ombra del passato o della nostra contemporaneità — che non possono restare sconosciuti. Devono essere conosciuti e compresi attraverso il filtro della letteratura, perché solo la parola letteraria ha la forza di trasformare un dato arido in una questione di coscienza.
L’impresa di Justine Augier (titolo originale Personne morale), tradotto in italiano da Agostino Petrillo ed edito da Magdalena, è un’opera che fonde giornalismo d’inchiesta e letteratura impegnata

Il libro racconta la vera battaglia legale di un gruppo di giovani giuriste contro il colosso Lafarge, accusato di aver finanziato gruppi jihadisti (incluso l’ISIS) per mantenere operativo uno stabilimento in Siria. Qui, l’atto morale consiste nel costringere il lettore a guardare dove solitamente distoglie lo sguardo (le macerie della Siria, le pieghe dei bilanci aziendali). La letteratura diventa una “sentinella” che impedisce l’oblio.
In un mondo che riduce le persone a “effetti collaterali” o statistiche, scrivere significa ridare un nome, una storia e una voce a chi è stato schiacciato dal potere. È un atto di giustizia riparativa attraverso la parola. Per Augier, la morale risiede nel rigore del linguaggio. Usare le parole giuste per descrivere un crimine non è solo una scelta stilistica, ma un dovere etico. Nominare correttamente il male significa impedire che si nasconda dietro l’eufemismo burocratico.
In Italia, gli aspetti giuridici che rendono “L’impresa” di Justine Augier estremamente attuale riguardano principalmente la responsabilità delle grandi aziende per reati commessi all’estero e la lotta all’impunità corporativa.
Ecco i punti di maggiore interesse per il contesto legale italiano:
- Responsabilità Amministrativa degli Enti (D.Lgs. 231/2001): In Italia le società possono essere ritenute responsabili per reati commessi nel loro interesse da dipendenti o dirigenti. Il libro tocca un tema caldissimo: la possibilità di punire una multinazionale per crimini contro l’umanità e finanziamento al terrorismo, fattispecie che in Italia rientrano tra i “reati presupposto” della 231/2001.
- Giurisdizione e Reati Transnazionali: Il caso Lafarge solleva il problema della competenza dei tribunali nazionali su fatti avvenuti in zone di guerra (Siria).
- La “Persona Giuridica” come imputato: Il titolo originale del libro, Personne morale, richiama la sfida di mettere sotto accusa non solo i singoli manager, ma l’organizzazione stessa.
- Il testo affronta anche il tema della Due Diligence, un tema centrale nella recente normativa europea recepita in Italia, che obbliga le imprese a monitorare l’impatto dei propri affari sui diritti umani lungo tutta la catena di fornitura.
Forse non tutti i libri devono cambiare il mondo, ma alcuni — come questo — hanno il compito di cambiare lo sguardo di chi legge.
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