La Fede come Àncora: La lezione di Giulia di Barolo nel mare della vita

Esistono momenti in cui la vita sembra chiederci il conto tutto in una volta. Sono quelle stagioni di “maretta” o di tempesta aperta in cui le certezze svaniscono e ci si sente smarriti. La perdita di una persona cara, una malattia, lo sgretolarsi di un amore, l’impossibilità di trovare un lavoro. In questi frangenti, la…

Esistono momenti in cui la vita sembra chiederci il conto tutto in una volta. Sono quelle stagioni di “maretta” o di tempesta aperta in cui le certezze svaniscono e ci si sente smarriti. La perdita di una persona cara, una malattia, lo sgretolarsi di un amore, l’impossibilità di trovare un lavoro. In questi frangenti, la letteratura e la storia ci offrono spesso dei fari: figure che hanno trasformato il dolore in una missione.

Tra le tante voglio ricordare Giulia Colbert di Barolo, su cui, tempo fa, ho scritto un libro, pubblicato da Il Capricorno editore.

Mentre scrivevo il mio libro su di lei, mi sono spesso chiesto cosa spingesse una donna dell’aristocrazia a scendere nell’inferno delle carceri torinesi dei primi dell’Ottocento, ad affrontare il colera e a guardare negli occhi la sofferenza più cruda.

La risposta è una sola: la fede come àncora. Ma non un’àncora che tiene fermi in porto, al sicuro. Quella di Giulia era un’àncora che permetteva di restare stabili mentre si navigava nel dolore altrui.

Uno degli aspetti che più mi ha colpito durante le ricerche è come la Marchesa abbia vissuto i propri “momenti difficili”. Pensiamo alla sua mancata maternità o alla perdita dell’amato marito Carlo Tancredi.

Laddove molti avrebbero visto un vuoto incolmabile, Giulia ha visto uno spazio da riempire con la carità.

La sua fede non era un anestetico per non soffrire, ma una lente per guardare oltre. Ci insegna che la speranza non è l’attesa che la tempesta passi, ma la certezza che, anche nel buio, non siamo soli al timone.

Cosa può dire, dunque, Giulia di Barolo al lettore moderno che sta attraversando un periodo di crisi?

  1. L’azione cura il cuore: La fede di Giulia era “operosa”. Quando tutto sembra crollare, prendersi cura di qualcuno o di qualcosa aiuta a ritrovare il proprio centro.
  2. La fragilità è una forza: È proprio nelle fessure della nostra fragilità che la luce della fede riesce a penetrare meglio, proprio come accadeva tra le grate delle prigioni che Giulia visitava.

Scrivere di lei mi ha insegnato che l’àncora della fede non serve a impedire alle onde di arrivare, ma a impedire che quelle onde ci trascinino via.


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