Il passo incerto del cuore: Emma Sangermano e il diritto di essere amata.

Mentre le immagini delle Olimpiadi di Milano Cortina celebrano corpi che sembrano macchine perfette, io mi ritrovo a pensare a un’altra forma di eroismo. È quello silenzioso di chi, come Emma Sangermano, la protagonista del mio romanzo Segreti, deve fare i conti ogni mattina con un corpo che non ubbidisce. Emma ha un difetto a una gamba.…

Mentre le immagini delle Olimpiadi di Milano Cortina celebrano corpi che sembrano macchine perfette, io mi ritrovo a pensare a un’altra forma di eroismo. È quello silenzioso di chi, come Emma Sangermano, la protagonista del mio romanzo Segreti, deve fare i conti ogni mattina con un corpo che non ubbidisce.

Emma ha un difetto a una gamba. Un’imperfezione che non le permette di camminare bene, ma che scava solchi ben più profondi dentro la sua anima. Perché il vero ostacolo per una donna che convive con un “difetto” fisico non è quasi mai la barriera architettonica: è lo sguardo dell’altro.

Per Emma, l’approccio all’amore è un campo minato. C’è quella paura sottile, quasi ancestrale, di non essere “abbastanza”. Quando il tuo corpo tradisce il canone estetico della simmetria, la psicologia ci insegna che il primo riflesso è quello di nascondersi. Emma teme che l’occhio di un uomo si fermi lì, su quella gamba che inciampa, trasformandola da donna a “problema”, da amante a “oggetto di pietà”.

Alta, slanciata, con i capelli raccolti in un severo chignon e grandi occhi luminosi, di un colore indefinibile, tra il grigio e il verde, che si accendevano di bagliori dorati quando perdeva la pazienza. Avrebbe potuto essere considerata una delle donne più belle della città se non fosse stato per quel difetto alla gamba, la destra, più corta dell’altra di un centimetro, che la rendeva leggermente claudicante. Pochi se ne accorgevano, ma lei non si piaceva, pensava che nessun uomo avrebbe mai potuto innamorarsi di lei, e si era concentrata sul lavoro“.

Nel libro, ho voluto esplorare quel momento di fragilità assoluta: quando decidi di spogliarti non solo dei vestiti, ma anche delle difese. Per una donna come Emma, mostrare il proprio corpo significa mostrare la propria ferita. C’è il timore che il desiderio dell’altro possa spegnersi davanti all’imperfezione, o peggio, che l’amore sia solo una forma di risarcimento morale.

Ma è proprio qui che Emma compie la sua rivoluzione. Capisce che i suoi “segreti” non sono catene, ma filtri che le permettono di riconoscere chi sa guardare davvero.

La disabilità diventa un setaccio: allontana chi cerca solo la forma e trattiene chi è capace di amare la sostanza.

L’accettazione non è rassegnazione: è la consapevolezza che la sua andatura zoppicante non le impedisce di camminare verso la felicità, solo lo fa con un ritmo tutto suo.

Emma capì, ed elaborò rapidamente un piano. Rivoluzionò il suo guardaroba, sostituendo tutta la biancheria intima con capi provocanti e acquistò alcuni abiti da sera molto alla moda, trasparenti e leggeri. Abbandonò i busti e non li sostituì che con sottovesti di seta, che sotto i ve- stiti nascondevano ben poco. Scoprì che il seno non ave- va bisogno di nessun sostegno e tanto meno di essere sacrificato. In casa lasciò i capelli sciolti, fermati solo ai lati da pettini o fermagli preziosi. Adottò rossetti vivaci e un po’ di matita nera intorno agli occhi, che in quel modo risaltavano di più. Per converso divenne molto più riser- vata con Luca, smise di fargli la corte e fece preparare ai Glicini due camere da letto, una di fronte all’altra, e quindi senza porte comunicanti, suscitando la meraviglia di Andreina che aveva chiesto e ottenuto di poterle fare da cameriera personale. Al marito però dovette dare una spiegazione

Ho apprezzato molto la tua delicatezza nei miei con- fronti, a Roma, visto anche che non eravamo sposati, – gli disse, senza guardarlo in faccia. – Però ho capito che il nostro rapporto si fonda su qualcosa che non c’entra con l’amore, con la passione, ma con una affinità scoperta e coltivata, con la libertà di esprimere le proprie idee e opinioni senza troppi filtri, sapendo che c’è qualcuno che prova a capire. La nostra è una bellissima unione, basata sull’amicizia e sulla condivisione. Ma se così è, allora anche le nostre vite sentimentali devono essere indipen- denti una dall’altra: dunque mi pare che sia giusto che tu abbia la tua libertà e io la mia. E penso anche che mante- nere la divisione delle camere da letto ci consenta di non sentirci obbligati a fare quello che non vogliamo fare“.

Oggi, nel vivo delle Olimpiadi Invernali, non dimentichiamo il tema della sicurezza emotiva. Quella che ogni donna merita di provare quando si guarda allo specchio o quando incrocia lo sguardo di chi ama, indipendentemente da quanto sia “perfetto” il suo passo.

Emma ci insegna che il cuore non zoppica mai. Corre, anche quando le gambe tremano.


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