L’altra cultura. Voci di donne tra impegno e valore

Oltre la cornice: perché Michela non ha mai voluto stare nei bordi Dicono che a cinquantacinque anni si debba avere una direzione chiara. Lei, Michela Martucci Traverso, di direzioni ne ha avute tante, e spesso le ha cambiate seguendo un filo invisibile, ma resistentissimo, quello del suo sentire. E’ nata con il cervello tarato sui…

Oltre la cornice: perché Michela non ha mai voluto stare nei bordi

Dicono che a cinquantacinque anni si debba avere una direzione chiara. Lei, Michela Martucci Traverso, di direzioni ne ha avute tante, e spesso le ha cambiate seguendo un filo invisibile, ma resistentissimo, quello del suo sentire.

E’ nata con il cervello tarato sui codici e il cuore impostato sull’arte. Ha passato anni a mettere in ordine clausole nei contratti bancari e a studiare i meccanismi della burocrazia europea, affinando l’arte della pazienza e della diplomazia. Ma mentre la sua mano firmava atti ufficiali, la sua mente già immaginava il taglio di una stoffa o il movimento di un costume di scena.

D. Quando hai scoperto di essere portata per la moda? Te ne occupi ancora?

R. La moda per me è una nobile forma d’arte. Devo questa mia passione alla mia nonna materna che, negli anni in cui l’atelier della sarta era un luogo in cui nascevano meraviglie su misura, ha realizzato abiti da sposa, da cerimonia, tailleur e abiti da giorno per tante clienti genovesi. Lei è sempre stata convinta del mio talento nascosto dietro libri e codici e mi ha coinvolto e indirizzato a seguire corsi di taglio e di costumi teatrali, spiegandomi l’importanza dei tessuti, dei modelli e tanti  piccoli segreti. Me ne vorrei occupare di più, di tutto questo: il mio piccolo progetto c’è. ” Borsesumisura ” è la felice sintesi tra tessuti vintage, novità per accessori pratici per il giorno e raffinati ed eleganti per momenti più importanti.

Michela non è mai stata un tipo da “o questo o quello”. Ho scelto il “questo e quello”. Ha lavorato, amato, ha messo su una splendida famiglia, ha tirato su due figli che sono il suo vero orgoglio e, soprattutto ha sognato, indicando idealmente a molte donne che continuare a sognare è un nostro diritto.

E quando i tempi sono stati maturi, ha lasciato le scrivanie asettiche per immergersi nel caos gioioso e creativo di un laboratorio sartoriale, curando poi direzioni di scena tra ballerini e registi.

D. Come è iniziata l’esperienza teatrale?

R. L’esperienza teatrale è nata dalla porta di servizio, fornendo supporto a spettacoli di teatro e danza fino a portarmi a collaborare con una étoile di fama internazionale.

Ha riportato quel rigore nel ruolo di Funzionario dell’Area Organi Istituzionali del Comune di Genova, scoprendo che si può essere autorevoli anche con i pantaloni a zampa e un paio di sneakers, perché l’istituzione è fatta di persone e visione, non solo di protocolli.

D. Cosa ti ha dato l’esperienza “politica”?

R. L’ esperienza politica mi ha dato tanto e io ho dato tanto a Genova. Conoscere la macchina istituzionale dall’interno è stato un grande impegno ma un enorme privilegio. Devo gratitudine a chi mi ha scelto per l’incarico e credo con la mia dedizione di aver lasciato un bel ricordo tra i colleghi.

Oggi, questa strada fatta di libri, stoffe e codici l’ha portata dove avrebbe dovuto essere da sempre: alla guida del Polo Museale Diocesano genovese. È qui che la sua “insana passione per i dettagli” trova finalmente pace tra cornici dorate e storie secolari. Qui, la giurista e l’artista smettono di litigare e iniziano a collaborare: una organizza, l’altra si emoziona.

Se c’è una cosa che forse ha imparato in questo viaggio, è che la vita non è un modulo prestampato da compilare senza uscire dai bordi. È un copione che va interpretato con disinvolta ironia. Perché, in fondo, la bellezza più grande sta nel non farsi mai incasellare.

D. Cosa ti dà, oggi, l’esperienza museale?

R. Il mio attuale ruolo di responsabile di una fondazione che ha dalla Arcidiocesi l’incarico di gestire e valorizzare il patrimonio diocesano è un grande onore. Potermi occupare di bellezza e renderla fruibile al pubblico è stimolante e gratificante  anche se impegnativo. Ogni giorno una sfida nuova, per portare il patrimonio diocesano nel futuro con consapevole rispetto delle sue radici.

D. Cosa vorresti dire alle donne che si dibattono tra i sogni e la realtà?

R. A chi, uomo o donna che sia, si dibatte tra sogni e realtà, mi permetto di suggerire di non temere, di buttarsi, con consapevole incoscienza, verso le nuove scelte, le nuove avventure, soprattutto senza temere di non essere all’altezza. Ciò che non si conosce si impara sempre!

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