
Quando mi fu chiesto di partecipare alla collana Biografie Storiche dell’Editore il Capricorno di Torino con un libro su Cristina di Borbone, la mia prima reazione fu di velata preoccupazione, perché sapevo che un biografo non può limitarsi a riportare pedissequamente i fatti salienti della vita di un personaggio, ma deve cercare, per quanto è possibile, di fornire al lettore un quadro efficace della personalità, del carattere e della psicologia di quel personaggio. E poteva non riuscire del tutto facile prima comprendere poi comunicare agli altri gli stati d’animo e i problemi di una donna del 1600.
Poi, poco a poco, procedendo nello studio e nella documentazione sulla vita della principessa, ne ho percepito la grande attualità, perché Cristina di Borbone pur essendo vissuta quattrocento anni fa, si è posta nei confronti degli eventi anche drammatici che ha dovuto affrontare, con la stessa determinazione di una donna di oggi.
Nacque a Parigi, il 10 febbraio 1606, sotto il segno dell’Acquario, seconda figlia del re di Francia Enrico IV e di Maria de’ Medici. Ebbe un’infanzia difficile sotto il profilo psicologico perché crebbe in un ambiente in cui i vincoli affettivi avevano scarsa importanza, e fu allevata lontano dai genitori, nel gruppo dei figli legittimi e naturali di Enrico IV (Luigi il Delfino di Francia, Elisabetta, futura regina di Spagna, Nicola, che morirà a soli 4 anni, Gastone duca d’Orléans, Enrichetta poi regina di Inghilterra, e poi tutti i figli naturali di Enrico IV, avuti da varie amanti tra cui Gabrielle d’Estrée e Henriette d’Entragues) che venivano allevati ed educati a diventare i Grandi di Francia nel castello di Saint Germain.

Secondo la consuetudine delle Corti di allora, Cristina era destinata ad essere sacrificata alle esigenze della politica, che spesso e volentieri invadeva il campo del privato, imponendo matrimoni con valore di alleanze. La sua sorte “sentimentale” però, anche se non fu altrettanto brillante di quella della sorella Elisabetta, che diventò regina di Spagna sposando il futuro re Filippo IV, e della sorella Enrichetta, che divenne regina di Inghilterra, perché fu data in moglie a Carlo I Stuart, fu però più felice: Cristina infatti fu data in moglie, a soli tredici anni, al principe di Piemonte, Vittorio Amedeo di Savoia, erede del ducato, con il quale condividerà diciotto anni di battaglie militari e politiche, di vicende liete e tristi e dal quale avrà sei figli, due maschi e quattro femmine.
Quanto alle sue sorelle, invece, entrambe ebbero una vita molto tormentata: Elisabetta, divenuta regina di Spagna, dovrà sottostare al rigidissimo cerimoniale di Corte e non avrà mai un rapporto di vero amore con il marito Filippo IV.
Enrichetta invece, dovrà affrontare i gravissimi problemi politici dell’Inghilterra di quell’epoca che porteranno alla decapitazione di suo marito, Carlo I Stuart, del quale era innamoratissima e alla presa del potere da parte di Oliver Cromwell, fatto che costrinse la regina a lasciare il Paese con i figli e a rifugiarsi in Francia presso la corte del nipote Luigi XIV.
Vittorio Amedeo (1587-1637) era un giovane uomo di poco più di trent’anni quando sposò Cristina ed era buono, leale e coraggioso, e si innamorò veramente di sua moglie.
Cristina, a sua volta si affezionò molto a lui, e in lui trovò oltre che amore, protezione e amicizia. Ebbe invece rapporti difficili con le cognate e i cognati che per tradizione (la madre di Vittorio Amedeo e dei suoi fratelli e sorelle era la principessa Caterina di Spagna) erano filospagnoli e che soprattutto negli anni della sua reggenza la ostacolarono e la denigrarono.
Tuttavia, la presenza della principessa francese a Torino, oltre che dare nuovo impulso alla vita sociale e alla produzione artistica contribuì a rinnovare la moda, in quel periodo già decisamente ispirata a quella francese che nei primi decenni del secolo si impose sempre più largamente in Italia.
Alla morte del padre, Carlo Emanuele I, Vittorio Amedeo governò per sette anni. Poi morì. E la morte del marito, peraltro misteriosa e violenta, costrinse Cristina ad occuparsi del governo dello Stato, della sua indipendenza e sicurezza. Non fu un regno facile il suo. Amò la pace ma subì la guerra, vinse e perse, ma mai senza lottare, in un’epoca in cui le potenze europee si confrontavano in guerre feroci per soddisfare la loro sete di conquista.
Cristina fu donna, madre, cristiana e sovrana e fu sempre guidata da un notevole acume politico. Anche se era francese, ha lottato per l’indipendenza del ducato sabaudo e per conservare il potere prima al figlio primogenito Francesco Giacinto poi al secondogenito Carlo Emanuele e ci dimostra come una donna intelligente possa, purché le avversità la mettano alla prova, essere migliore di tanti uomini.
“Il ritratto in un saggio di grande respiro di Cristina di Borbone duchessa di Savoia, una delle più affascinanti personalità del Seicento europeo. L’autrice, in un racconto splendido, ne tratteggia minuziosamente la cornice, ne ripercorre il cammino con sottile intelligenza nella giusta prospettiva storica, accompagnata da quella continua e umana curiosità che appartiene agli scrittori di rango. Dal volume nasce un quadro vivo di un periodo storico sullo sfondo di guerre. Una corte con le splendide residenze, le feste, il fasto dei suoi ricevimenti nei magnifici saloni da ballo illuminati a giorno dalle luminarie, i fuochi d’artificio e matrimoni maestosi. Cristina fu l’artefice intellettuale e artistica nell’esercizio del potere e nelle arti, della grandezza del regno, vanto di tutto la capitale: Torino”.
Motivazione dell’Anguillarino d’Argento – Premio Anguillara Sabazia Città d’Arte per la saggistica 2007
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