Il 21 gennaio 2026 ho tenuto una prima conferenza su alcune donne del Risorgimento Italiano alla biblioteca Lercari di Genova, sita nella suggestiva Villa Imperiale.

Le figure femminili del Risorgimento hanno un’importanza fondamentale ancora oggi, poiché hanno contribuito in modo significativo al processo di unificazione e hanno promosso un nuovo modello di donna, consapevole delle proprie capacità e impegnata per la causa patriottica. La loro azione ha gettato le basi per l’emancipazione femminile e la lotta per l’uguaglianza che continua tuttora. Possiamo senz’altro fare un piccolo elenco del loro
Contributo Storico:
- Combattenti e staffette: Molte donne parteciparono attivamente alla lotta armata, esponendo il tricolore sulle barricate, combattendo con le armi e rischiando la vita come staffette e portaordini.
- Cospiratrici e organizzatrici: Esponenti dell’alta borghesia e della nobiltà ospitarono dibattiti politici, riunioni di cospiratori nei loro salotti e collaborarono alla preparazione dei moti, partecipando a società segrete come le “giardiniere”.
- Supporto e assistenza: Le donne si occuparono anche di curare e soccorrere i feriti, dimostrando grande determinazione e spirito di sacrificio.
- Promotrici culturali ed educative: Scrissero su giornali e si impegnarono nell’educazione delle donne e dell’infanzia, promuovendo idee e progetti per il futuro del Paese.
Oggi, l’eredità di queste donne è visibile nel percorso verso la parità di genere e il riconoscimento dei diritti femminili. Le loro storie di coraggio e determinazione continuano a ispirare le donne di oggi nella lotta contro le discriminazioni e per l’affermazione del proprio ruolo nella società, nel lavoro e nella politica.

Le figure femminili del Risorgimento spaziano dalle combattenti in prima linea alle fini intellettuali che operavano nei salotti e nella diplomazia. Sebbene a lungo ignorate dalla storiografia tradizionale, oggi sono riconosciute come pilastri dell’Unità d’Italia.
Ecco le figure più rilevanti e il loro contributo:
1. Anita Garibaldi (1821–1849)
Definita l’eroina dei due mondi, è la figura femminile più iconica del Risorgimento. Moglie di Giuseppe Garibaldi, non fu solo una compagna ma una vera combattente che partecipò attivamente a numerose battaglie in Brasile e in Italia. Morì di stenti e febbre durante la drammatica ritirata da Roma nel 1849.
2. Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808–1871)
Considerata la “madre di tutti i femminismi” in Italia, fu una delle intellettuali più influenti dell’epoca. Finanziò i moti insurrezionali con il proprio patrimonio, fondò giornali politici e, durante la Repubblica Romana del 1849, organizzò l’assistenza infermieristica ai feriti, precorrendo i tempi della Croce Rossa.
3. Giuditta Bellerio Sidoli (1804–1871)
Patriota e stretta collaboratrice di Giuseppe Mazzini, con il quale fondò a Marsiglia il giornale La Giovine Italia. Fu un’instancabile cospiratrice, fungendo da collegamento vitale tra i rivoluzionari in esilio e quelli operanti sul suolo italiano.
4. Rose Montmasson (1823–1904)
Fu l’unica donna a partecipare ufficialmente alla Spedizione dei Mille del 1860 guidata da Garibaldi. Svolse il ruolo di infermiera e staffetta durante la campagna in Sicilia, dimostrando coraggio sul campo nonostante le dure condizioni della spedizione.
5. Virginia Oldoini, Contessa di Castiglione (1837–1899)
Utilizzò la sua bellezza e la sua intelligenza per fini diplomatici su incarico di Cavour. La sua missione principale fu quella di influenzare l’imperatore francese Napoleone III affinché sostenesse la causa italiana contro l’Austria, un contributo “dietro le quinte” che fu decisivo per l’alleanza franco-piemontese.
6. Altre figure significative
- Enrichetta Di Lorenzo: Compagna di Carlo Pisacane, partecipò attivamente alle lotte mazziniane e alla spedizione di Sapri.
- Colomba Antonietti: Morì giovanissima combattendo sulle mura di Roma nel 1849, diventando un simbolo del sacrificio femminile in battaglia.
- Luisa Battistotti Sassi: Si distinse durante le Cinque Giornate di Milano, guidando attacchi contro le truppe austriache.
Proporre oggi, nel 2026, una serie di incontri sulle donne del Risorgimento risponde a diverse esigenze culturali e civili volte a modernizzare la narrazione storica e promuovere la parità di genere.

Per lungo tempo la storiografia ha considerato le donne figure marginali, “cucitrici di coccarde” o semplici compagne di patrioti. Gli incontri servono a:
- Superare gli stereotipi: Passare dalla visione della donna solo in ambito familiare a quella di cittadina attiva e militante.
- Recuperare storie dimenticate: Dare voce a chi ha operato con “inchiostro invisibile”, come Anita Garibaldi, Giuditta Sidoli o Rose Montmasson, l’unica donna tra i Mille.
Quanto in particolare alla figura di Maria Drago, i punti essenziali da mettere in rilievo, a mio avviso, sono i seguenti:
1. Le origini e il pensiero autonomo
2. I rapporti con il marito Giacomo Mazzini
3. Maria Drago e suo figlio Giuseppe nelle varie fasi della vita di costui
4. Maria Drago e Giuditta Bellerio Sidoli
5. Maria Drago e la politica
Ecco un breve estratto di una biografia che ho scritto di Maria Drago e che sarà presto pubblicata in un volume che raccoglie altre storie di altre donne del Risorgimento:
“Un nugolo di bambini, otto per la precisione, quattro femmine e quattro maschi, che giocano, chiacchierano, magari litigano, tra le mura di un’antica casa genovese, sita al numero 1182 della strada di San Bernardo a Genova, una casa che diventerà presto simbolo di una delle vicende storiche più importanti d’Italia. La casa è quella dove nacque e visse la sua adolescenza Maria Drago, la madre di Giuseppe Mazzini, una donna che dai ritratti che ci sono tramandati mostra un volto severo, triste, rassegnato. Ma Maria Drago non era una donna triste o rassegnata. Era nata il 31 gennaio 1774 da Giacomo Drago e Geronima Bottino, e aveva tre sorelle (Caterina, Rosa e Antonietta) e quattro fratelli (Giuseppe, Giacinto, Francesco e Filippo). La “madre del Risorgimento”, come mi piace chiamarla, ebbe senza dubbio un ruolo formante
Questa visione non è scontata, data la modesta preparazione di Maria Drago, che non era, come la grande maggioranza delle donne a quell’epoca, in grado di istruirsi e formarsi al di fuori delle mura domestiche. Non è scontata nemmeno per una ragazza che assorbiva e meditava i fatti che vedeva svolgersi intorno a sé con la curiosità e l’intelligenza del cuore. Eppure possiamo dire che una buona parte del nucleo spirituale e intellettivo di Giuseppe Mazzini derivò da una costante e profonda connessione con la madre. Ella fu sempre, fino alla sua morte, avvenuta nel 1852, un faro di luce, di verità e di critica razionale al fare del figlio
Delle quattro sorelle Maria era decisamente la più bella: il viso dall’incarnato chiaro era illuminato da occhi scuri e brillanti, a volte cangianti perché trascoloravano nel momento in cui la giovane mutava d’umore. Il suo carattere era garbato e grazioso ma non lezioso, anzi, già nei primi anni dell’adolescenza Maria mostrò un’indole forte e altera, sorretta da un grande rigore interiore e da una profonda fede, quella fede e quella forza che le derivavano dai principi giansenisti e che le consentiranno di sopportare il destino tragico ed eroico del figlio Giuseppe e di mantenere con lui una corrispondenza che costituì per i due un legame fortissimo e indissolubile, per i seguaci di Mazzini un tramite fondamentale nell’organizzazione e nella gestione dei rapporti sociali e politici, per gli storici una fonte inesauribile di notizie. Maria Drago insomma, mostrò negli anni e fino alla morte una forza e una fermezza invidiabile nei confronti della vita e delle vicende drammatiche che sconvolsero la sua famiglia. La sua presenza spirituale fu per il figlio una vera e propria fonte di vita e sappiamo che almeno in un caso Maria Drago riuscì a scacciare dalla mente del figlio l’idea del suicidio.
A quel tempo, la fine del 700, in casa Drago passavano personaggi e idee, speranze di vita e di fede e Maria si appassionava più degli altri a queste vicende, forse presaga del destino che l’aspettava. Alcuni principi morali la interessavano di più: per esempio quello di uguaglianza di cui parlava con un sacerdote, Giulio Parodi, prè Giulio, povero, vecchio, ma colto e pio, e con suo padre. Un dialogo tra pari che non avrebbe potuto avvenire per le altre sorelle. E più leggeva, più la sete di conoscere e capire aumentava.
Le idee provenienti dalla Francia avevano un forte influsso sull’opinione pubblica genovese, ma nella casa dei Drago arrivavano sfocate. Che tutti gli uomini fossero uguali non era un’idea nuova ma addirittura un principio proveniente dalla religione cristiana, dunque non un’invenzione di Massimiliano Robespierre: questo diceva Giacomo Drago mentre parlava con i suoi amici e con prè Giulio. Marina però sentiva che c’era qualcosa in più da capire e si arrovellava per trovare una connessione fra questo bisogno di affermare l’uguaglianza tra gli uomini e la guerra, la violenza, le prevaricazioni a danno dei più deboli: un contrasto deciso, incomprensibile, fra una verità antica quanto il mondo venuta direttamente da Dio e una realtà crudele”.
In conclusione, Maria Drago Mazzini (1774–1852) è stata una figura centrale del Risorgimento, non solo come madre di Giuseppe Mazzini, ma come una donna dalla personalità complessa e autoritaria che influenzò profondamente il pensiero democratico italiano.
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