Non so scrivere poesie, o almeno non riesco a trovare l’ispirazione, il mood, o la quadratura adatti.
Come mai?
In realtà nella mia ormai lunga vita, di poesie ne ho scritte due. Una a sei anni e una a… beh lasciamo perdere l’età. Comunque dopo i 50.
La prima, quella scritta a 6 anni, la dettai a mio padre in una delle tante sere in cui ero a letto malata. Si sa, i bambini a quell’età vanno soggetti a tante malattie e io non facevo eccezione.
Si intitola L’inverno. Mio padre, che era un giornalista e scrittore, la battè a macchina ed è rimasta così per 50 anni
“Cadono le foglie,
laggiù nei prati verdi
il cielo si è annerito
e quelli che i bambini hanno raccolto
di fiori
si sono appassiti.
L’inverno è cominciato”
Dopo tanti anni ne scrissi un’altra, in un periodo in cui ero molto innamorata.
Si intitola “Sere d’estate”
“Silenzioso stai nelle mie sere d’estate
vestito d’ombra
e di profumo di mare.
E nell’anima mia porti a volo un desiderio solo.
Vivere, vivere, vivere,
sui lidi che brillano nudi
nei tuoi occhi cupi.
Straniero che amo.”
Ecco. Ma perchè ho scritto solo due poesie nella mia vita e invece decine di libri?
Forse è perchè possedere la padronanza della struttura narrativa (romanzo) e del rigore documentale (storia) non garantisce affatto la fluidità poetica, perché le due forme di scrittura operano su binari mentali quasi opposti. Come storica e biografa, sono abituata a un uso denotativo della lingua: le parole devono essere precise, univoche e basate su fatti. La poesia richiede un salto verso la connotazione, dove una parola non descrive solo un oggetto, ma evoca un’emozione o un’immagine ambigua (la cosiddetta polisemia).
Inoltre, il romanziere pensa per “cause ed effetti” e archi narrativi. La poesia, invece, spesso abita l’istante. Scrivere versi richiede di abbandonare la necessità di “spiegare” o “far accadere” qualcosa, concentrandosi solo sul significante (il suono, il ritmo, la forma della parola).
E poi, nella prosa, la sintassi guida il senso. In poesia, il ritmo e l’enjambement (l’interruzione del verso) possono scardinare la logica grammaticale per creare suspense o enfasi. Per chi è abituato a costruire periodi solidi, questo “spezzare” può sembrare innaturale o tecnicamente “sbagliato”.
Ma soprattutto perchè la poesia nasce spesso da una perdita di controllo o da una “valvola di sfogo” emotiva che può spaventare chi è abituato al rigore della ricerca.
Voi che ne pensate?

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